Pro e contro delle attivita´di accorpamento dei comuni italiani con meno di 5000 abitanti
Il decreto legge n. 138 della Manovra di Ferragosto prevede l’unione dei Comuni italiani con una popolazione inferiore a 1000 abitanti e che siano ubicati nella stessa regione, fino ad accorparli in un’ Unione Municipale di almeno 5000 anime. I comuni manterranno la propria identità e autonomia costituendo un unico ente per gestire in forma associata una molteplicità di funzioni e servizi al cittadino.
Unione sì, unione no
Coloro che caldeggiano questa proposta sostengono si tratti di un modo sicuro per migliorare i sistemi amministrativi locali, per offrire un servizio più efficiente e per consentire allo Stato di risparmiare cifre ingenti, adeguando le realtà amministrative ai cambiamenti urbanistici e sociali. Chi è contrario afferma che, proprio grazie ad alcune attuazioni sul piano della centralizzazione dei servizi già avvenuti in seguito alla legge 276/2000, la riduzione delle spese sarebbe oggigiorno solo fittizia poiché limitata a quelle amministrative. Gli amministratori dei piccoli Comuni svolgono, nella maggioranza dei casi, il loro compito dietro compensi irrisori che non giustificherebbero in alcun modo la costituzione di un’Unione Municipale, priva di una socialità ed un’economia coesa. Un’ ulteriore critica viene riservata alla soppressione degli organi governativi che subiranno i piccoli comuni in questo modo. Spariranno le Giunte ed i Consigli Comunali e gli abitanti potranno eleggere solamente il Sindaco del loro Comune. Saranno poi i Sindaci dell’Unione a nominare, al loro interno, il Sindaco dell’Unione Municipale.
Meglio la fusione?
L’unione dei comuni non va confusa con quella che è la loro fusione. Quest’ultima prevede da parte di un nuovo comune la sostituzione di due o più comuni che scompaiono. Nel regolamento delle fusioni non è indicata la soglia demografica che deve essere raggiunta come invece accade in caso di Unione Municipale, dove il numero della popolazione residente deve comprendere almeno 5000 anime. La fusione prevede, inoltre, l’ottenimento da parte del nuovo comune di incentivi economici statali e regionali. Oggi i Sindaci di molte piccole realtà territoriali si stanno interrogando su quale sia la via migliore: optare per l’unificazione volontaria attraverso una fusione oppure aspettare l’attuazione del decreto legge varato la scorsa estate.
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